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SALENTO ROSSO

Il Salento rosso IGT non è una categoria omogenea: raccoglie alcune delle espressioni più interessanti dei vitigni autoctoni pugliesi — Negroamaro, Primitivo, Malvasia Nera — coltivati ad alberello su suoli calcarei nella penisola che chiude lo "stivale" tra Adriatico e Ionio. L'IGT nasce proprio perché i produttori più ambiziosi volevano libertà rispetto ai disciplinari DOC storici, spesso rigidi o associati a immagini commerciali non desiderate. Il risultato è che sotto il nome "Salento Rosso" si trovano sia vini da tavola che etichette di grande qualità, con prezzi che riflettono questa variabilità.

Negroamaro, Primitivo, blend: come leggere un'etichetta Salento

Il Negroamaro in rosso è il vitigno che dà al Salento la sua identità più autentica: matura tardi, ha tannini decisi e un'acidità che lo rende più interessante del Primitivo nell'invecchiamento. Il Primitivo Salento è invece più immediato, con frutto maturo concentrato e struttura che piace già giovane. La Malvasia Nera entra spesso nei blend per aggiungere morbidezza e note floreali. Le etichette con vitigno esplicito in etichetta danno di solito più garanzie: sapere cosa stai bevendo è già metà del lavoro.

Con cosa abbinare il Salento Rosso e come scegliere la bottiglia giusta

I Salento Rosso da Negroamaro si abbinano bene con carni rosse al forno, agnello, formaggi stagionati pugliesi e pasta al ragù. Quelli da Primitivo reggono anche piatti speziati e barbecue. Le versioni affinata in legno danno il meglio tra i tre e i sette anni dalla vendemmia; quelle più semplici si bevono entro due o tre anni. Il prezzo non è sempre una guida affidabile: alcune etichette da meno di quindici euro battono versioni premium di altri produttori.

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