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CHIANTI CLASSICO

Il Chianti Classico DOCG non è una variante del Chianti: è una denominazione autonoma dal 1996, con una zona di produzione propria tra Firenze e Siena e regole più severe su ogni parametro. La zona storica — i comuni di Castellina, Radda, Gaiole e Greve — fu delimitata nel 1716 da Cosimo III de' Medici con uno dei primi editti di demarcazione geografica della storia del vino. Il Gallo Nero è il simbolo del Consorzio dal 1924: lo trovi sull'etichetta di ogni bottiglia certificata, e garantisce che il vino risponde al disciplinare più rigoroso della denominazione. Se cerchi il Sangiovese toscano nella versione più controllata e territorialmente definita, il Chianti Classico è il punto di partenza.

Cosa rende il Chianti Classico diverso: i numeri del disciplinare

Il disciplinare del Chianti Classico impone Sangiovese minimo all'80%, rese massime di 7,5 tonnellate per ettaro e un grado alcolico minimo di 11,5%. Il Chianti normale arriva a 9 tonnellate per ettaro, richiede solo il 70% di Sangiovese e permette fino al 10% di uve bianche nel blend. Nei decenni '60 e '70 il disciplinare del Classico imponeva esso stesso le uve bianche, il che spinse molti produttori di qualità a uscire dalla DOC e vendere i propri vini come Vino da Tavola: da qui nacque la stagione dei Supertuscan. Dal 1996, con la DOCG autonoma, il Sangiovese in purezza è tornato al centro: oggi la quasi totalità dei Chianti Classico è prodotta senza vitigni internazionali. La piramide ha tre livelli: Chianti Classico base (affinamento minimo 12 mesi), Riserva (24 mesi, da vendemmie migliori), Gran Selezione (30 mesi, da singoli vigneti o selezioni, introdotta nel 2014).

Le UGA: i comuni in etichetta dal 2021

Dal 2021 il Consorzio ha introdotto le UGA, unità geografiche aggiuntive: 11 comuni che possono comparire in etichetta come indicazione di origine sul vino Chianti Classico base. Sono Castellina, Castelnuovo Berardenga, Gaiole, Greve, Lamole, Montefioralle, Panzano, Radda, San Casciano, San Donato in Poggio e Vagliali. È il primo strumento che permette al consumatore di collegare una bottiglia di Chianti Classico a un territorio specifico: utile per chi vuole esplorare le differenze tra i vini di Gaiole, più freschi e austeri su suoli di galestro, e quelli di Castelnuovo Berardenga, più caldi e morbidi verso il confine con Montalcino. Le UGA compaiono solo sul Chianti Classico base, non su Riserva e Gran Selezione.

Gallo Nero, abbinamenti e prezzi: cosa sapere prima di scegliere

Il Gallo Nero in etichetta non è decorativo: certifica che il vino è prodotto nella zona delimitata e risponde al disciplinare DOCG del Chianti Classico, con il tracciamento di ogni bottiglia da parte del Consorzio. A tavola il Chianti Classico è il vino della bistecca fiorentina per definizione, ma funziona altrettanto bene su ragù di cinghiale, arrosti di carne rossa, pecorino toscano stagionato e paste ripiene al ragù. La Riserva e la Gran Selezione aprono su note più complesse di tabacco, cuoio e spezie e vogliono piatti di maggiore struttura: selvaggina, brasati al vino, formaggi stagionati importanti. I prezzi seguono la piramide: un Chianti Classico base si trova da 12-18 euro, la Riserva da 20-35 euro, la Gran Selezione da 35 euro in su, con le etichette di cantine blasonate che superano i 60 euro nelle grandi annate.

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